Parte seconda: Il teatro del Pivot

Piccola storia del TEATRO A CASTELLANA (seconda puntata). Dopo una pausa durata qualche anno, le attività teatrali ripresero nel ’68 con il TEATRO DEL PIVOT in uno con la fondazione dell’omonimo Circolo. Per iniziare si andò in scena ancora una volta con una parodia di Miro Salviola, in collaborazione con il sottoscritto, sul testo della famosa operetta “Il paese dei campanelli” che per noi divenne “Il paese dei torcinelli”. Anche stavolta per l’interpretazione del copione e le parodie cantate ci fu un cast tutto al maschile nel quale, oltre alla riconferma di Mino Simone, Luciano Magno, Nino Bianco, Dino Lorizio e Nico Manghisi, erano presenti Vito Bianco, Nicola Sgobba, Gigi Coletta, Felice Minoia, Giacomino Rinaldi, Leo Lacatena e Giovanni Quaranta. Scene di Annibale Magno, costumi di Maria Calzati, moglie di Giacomo Barbieri, sul palco della palestra delle Scuole Elementari “G. Tauro”

Nel frattempo, e direi soprattutto per effetto delle ventate cultural-ideologiche sessantottine, anche alle ragazze cominciò ad essere consentita dai genitori una maggiore libertà fino ad allora non del tutto riconosciuta, e fu possibile finalmente pensare ad un teatro che annoverasse nel cast anche interpreti appartenenti al gentil sesso. Nell’intento di superare la dimensione goliardica del teatro parodistico fino ad allora rappresentato, nel 1971 pensammo di mettere in scena un testo di autore. La scelta cadde su “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, lavoro con il quale mi cimentai nel mio primo adattamento in vernacolo e nella mia prima regia. Ma il progetto non andò in porto perché, ad una settimana dal debutto arrivò, tramite l’agente SIAE Tonino Giancaspro, il veto dell’Autore. Eduardo non concedeva ai gruppi amatoriali, se non eccezionalmente, il permesso di rappresentare le sue opere. Mi recai a Napoli, con l’amico Angelo Sacchetti, al Teatro San Ferdinando per parlare direttamente con il Maestro e tentare di rientrare in quell’“eccezionalmente”. Dopo lo spettacolo ci ricevette nel Suo camerino, implorammo quasi in ginocchio un consenso che Egli, fermamente, ci negò. Conservai in un cassetto il mio adattamento di quel testo fino a quando, nel dicembre del 1984, venuto meno il vincolo ostativo per effetto della scomparsa dell’Autore, la commedia andò in scena al Teatro So.C.R.A.Te. con la mia regia e gli attori della neonata “Associazione Filodrammatica Castellanese”. Fu replicata nel 1994 ed ancora nel 2005 riscuotendo sempre grandi consensi.

Ma torniamo al Teatro del Pivot. Dopo la delusione per la mancata rappresentazione del Natale eduardiano, detti inizio alle prove di uno spettacolo che andò in scena nel maggio 1972 sul palco della Scuola “G.Tauro” per un pubblico plaudente e soddisfatto. Scelsi due atti unici di Dario Fo, “L’uomo nudo e l’uomo in frac” e “La Marcolfa”. Nel cast la bravissima Antonietta Pascale, nipote di Giacomo Barbieri, con il quale aveva mosso i primi passi sulla scena, e poi l’ottimo caratterista e autentica rivelazione Michele Venerito (conosciuto come “Michele l’emporio” e purtroppo prematuramente scomparso), e ancora Gigi ColettaVanni Saponari, gli esordienti Tonio De Leonardis, Maristella Annese, Pia Clemente, Antonio Annese e Luciana Buongiorno.

Si proseguì negli anni successivi con entusiasmo e passione, dando luogo a palestre di formazione e di esperienze che costituirono il preludio alle successive realtà e vicende teatrali nel nostro paese.

Anche il compianto Don Nicola Pellegrino curò alcuni spettacoli per il Pivot, ed in particolare alcuni atti unici quali “Don Raffaele il trombone” di Peppino De Filippo con Pierino Piepoli e Ciccio Clori; “L’orso” di Cechov con Marisa Clori, Luciano Magno e Giacomino Rinaldi; “Un morto da vendere” spassosa farsa di Dario Fo e “Miseria bella” di Peppino De Filippo con Dino Lorizio, Luciano Magno, il detto Michele Venerito, Rosa De Bellis, Mara Bianco, Leo Lacatena, Giovanni Quaranta.

Le scelte repertoriali furono costantemente orientate verso il teatro comico, farsesco, finalizzato unicamente a far divertire il pubblico. In controtendenza, e con risultati più che apprezzabili, fu rappresentato, per la regia dell’ex Arciprete Don Leonardo Mastronardi, ma non per conto del Circolo Pivot, il dramma di Luigi Santucci

L’angelo di Caino” testo stilisticamente pregevole e denso di coinvolgenti contenuti spirituali. Nella foto qui allegata il cast al completo.

Concludo questa seconda parte con una annotazione che credo possa risultare interessante. In quei tempi sul palco non si faceva uso, come oggi, di archetti o “pulcette” ad onde radio utili per l’amplificazione delle voci, semplicemente perché non esistevano, e pertanto il buon Giovanni Bonfiglio, come si vede in alcune fotodotava gli attori di vistosi microfoni appesi al collo e collegati all’impianto tramite lunghissimi cavi. Insomma gli attori, sulla scena, dovevano non solo concentrarsi nella recitazione ma anche muoversi in modo tale da evitare che si formassero grovigli di fili che avrebbero finito con l’impedire i propri spostamenti e quelli degli altri. Ma, si sa, quando c’è la passione non c’è ostacolo che tenga…