IL TEATRO della FILODRAMMATICA (quarta puntata). Incoraggiati da un decollo inaspettatamente felice e promettente cominciammo a programmare la nostra attività intensificando l’impegno e cercando di dare maggiore rifinitura tecnica alla messa in scena.

Costumi, trucco, scenografie e musiche furono oggetto di cura più attenta, ma soprattutto grande impegno fu profuso nel migliorare i ritmi della recitazione, l’interpretazione dei personaggi e l’amalgama tra gli attori il cui organigramma si era nel frattempo delineato quasi del tutto. Dino Lorizio, Carmela Andresini, Raffaele Ramirra, Tonio De Leonardis, Margherita Palmisano, Vincenzo Montaruli e Franchino Manghisi formarono per molti anni il gruppo intorno al quale nacquero le idee e presero forma le scelte repertoriali. I miei stessi adattamenti non si limitarono ad una semplice traduzione in dialetto ma furono finalizzati a ridisegnare i personaggi originali dando loro una identità nuova, più vicina e congeniale alle caratteristiche interpretative, fisiche ed espressive degli attori di cui sopra. Curai inoltre di riprodurre situazioni ambientali e atmosfere tipiche della popolarità castellanese non trascurando di attingere a piene mani da quel prezioso forziere che contiene aneddoti, proverbi, modi di dire, locuzioni del nostro dialetto tanto intraducibili quanto insostituibili con espressioni in lingua, dense di fascino ed ancor capaci di suscitare nostalgici rimpianti.
Prendemmo in fitto un bi-locale in via Matteotti che fu la nostra prima sede e dove fu allestita una piccola sala prove. Nel giugno del 1984 rappresentammo “I casi sono due” di Armando Curcio. Oltre agli attori su nominati si aggiunsero al cast anche Maria Sabatelli, Gianvito Vitti, Michele Guglielmi e Gianni Romanazzi. Nel dicembre successivo, andammo in scena con “Natale in casa Cupiello” di Eduardo, nello stesso adattamento che non mi fu possibile rappresentare tredici anni prima per i motivi dei quali ho parlato nella seconda puntata di questo racconto.






Accanto ai protagonisti Dino Lorizio e Carmela Andresini, ormai affiatati e affidabili primi attori della Compagnia e agli altri già citati prima, i debuttanti furono: Domenico Lanera, Teresa Taccone, Tonio Nanna, Nicola Ivone, Pinuccio Mastrosimini e Rosanna Mazzarelli. Con grande attenzione cercammo di lasciare intatti gli elementi di delicata poesia, di malinconico ma pur sempre sorridente umorismo e di contenuta tragicità che questa opera del grande Eduardo, forse la più famosa, racchiude in sé. La scena finale, il delirio di Luca Cupiello nella interpretazione di un magnifico Dino, la battuta “me piosce ‘u presepie, papà” detta da un grande Domenico Lanera con la voce rotta dal pianto e con la “Ninna nanna” di Brahms come sottofondo commosse allora e, al ricordo, commuove ancora.




L’anno successivo, in giugno, fu la volta di “Non ti pago” di Eduardo, spettacolo che ebbe notevole successo di pubblico e consensi di critica. Alla bravura dell’ormai esperto organico della Filodrammatica si aggiunsero i valori di qualità e simpatia di Maria Sgobba e Franco Vinella che sarebbero stati poi confermati in pianta stabile negli spettacoli successivi. E qui la nostra avventura avrebbe potuto concludersi. O continuare, sì, ma non più nel “Milleluci”. Fummo messi al corrente, infatti, di un progetto, già presentato in Commissione edilizia, che prevedeva l’abbattimento di quella storica struttura per far sorgere al suo posto appartamenti e locali.
Ovviamente preoccupati per questa deprecabile evenienza, che avrebbe privato Castellana dell’unico contenitore culturale allora esistente, cominciò da parte nostra un vero e proprio “assedio” alle Istituzioni cittadine al fine di evitare che questo progetto arrivasse in porto. Furono prese iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze negative e sull’enorme passo indietro che un tale evento avrebbe rappresentato per il progresso socio-culturale della nostra comunità. Fortunatamente la nostra ostinata insistenza non rimase inascoltata, infatti trovò accoglienza da parte del Consiglio di amministrazione della Cassa Rurale ed Artigiana, e per esso dal Presidente Dott. Domenico Argese che, dopo lunghe ma proficue trattative con i proprietari, fece sì che il Cinema fosse acquistato dalla So.C.R.A. allora presieduta dal Prof. Paolo Minoia. Il “Milleluci”. fu ristrutturato e adeguato alle normative allora vigenti relative alla agibilità e sicurezza; il palco, da una profondità di appena 2,5 metri fu ampliato fino a 15 metri circa, e sotto di esso furono ricavati gli attuali camerini e la sede sociale della So.C.R.A. Fu cambiata infine la denominazione che divenne “So.C.R.A.Te.” (Soci Cassa Rurale Artigiana Teatro). La perfetta assonanza dell’acronimo con il nome del filosofo greco ha tratto in inganno non poche persone, e probabilmente sono giustificate le perplessità di coloro i quali, ancor oggi, pensano che si poteva fare diversamente e meglio.
I lavori di ristrutturazione, nel 1986, ci costrinsero a saltare l’annuale appuntamento con il pubblico, al quale ci ripresentammo con rinnovato entusiasmo nel gennaio del 1987 con “Il medico dei pazzi” di Scarpetta, commedia che trovò incondizionato favore da parte del pubblico e che ci dette la soddisfazione sia di recitare per primi sul nuovo, attrezzatissimo e grande palco, e sia di prepararci nei nuovi e comodi camerini come dei “veri attori…” Anche in questo spettacolo non mancarono le “matricole” che si aggiunsero ai veterani: Lino Nachira, che si occupò anche delle scenografie collaborando con il compianto Architetto Domenico Manghisi, e infine Piero Matarrese e Tonio Loglisci.



