Parte settima: Svolta verso il teatro in lingua

Caviale e lenticchie di Scarnicci e Tarabusi fu la divertente commedia proposta al nostro pubblico nel marzo del 1995; al debutto Giuseppe Lorizio, Gianni Sigrisi, Michele D’Ecclesiis ed un indimenticabile Nicola Laruccia (‘A Titin) il quale, con una scena della durata di non più di due minuti, guadagnò la simpatia del pubblico suscitandone la divertita ed incontenibile ilarità. Lo spettacolo fu selezionato, da alcuni osservatori presenti in sala, per il Festival nazionale di Schio (VI) ma purtroppo fummo costretti a rinunciarvi per problemi organizzativi e soprattutto economici. La delusione si accompagnò comunque alla soddisfazione di essere stati scelti per una manifestazione nazionale, segno che il nostro livello tecnico stava crescendo, quel Festival infatti, organizzato dalla FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), era all’epoca uno dei più prestigiosi ed ambiti dalle Compagnie amatoriali.

In luglio dello stesso anno si svolse la seconda edizione del nostro Festival nazionale “Stalattite d’oro” con un bel cartellone in cui erano presenti: il Piccolo Teatro al Borgo di Cava dei Tirreni con “Nu sosia uguale a mme”, il Gruppogiocoteatro di Roma con “Favolescion” di Quattrocchi&Cattivelli, l’Accademia teatrale “Campogalliani” di Mantova con “Tre sull’altalena” di Luigi Lunari, la Cooperativa “Il Giullare” di Salerno con “Uomo e galantuomo” di Eduardo e la Compagnia “Malocchi e Profumi” di Forlì con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn. Nella serata conclusiva delle premiazioni la nostra Filodrammatica propose una replica di “Caviale e lenticchie”. La Giuria, formata dal Direttore di Telenorba Giuseppe Spada, dal regista Vito Signorile, dal redattore della rivista di teatro “SiparioLuigi De Tommasi, dal critico teatrale Pasquale Bellini, dalla Prof.ssa Ada De Luca e dal sottoscritto, assegnò la Stalattite d’oro allo spettacolo “Favolescion” del Gruppogiocoteatro di Roma.

Nel febbraio del 1997 si andò in scena con la commedia in lingua “Mi salvi chi può” più conosciuta dal pubblico con il titolo “Taxi a due piazze” di Ray Cooney. Assegnai il ruolo del protagonista al diciannovenne Claudio Pinto, al quale si aggiunsero altri giovani alla primissima esperienza e che, quasi tutti, sarebbero poi entrati in pianta stabile nella rosa degli attori della Filodrammatica. Fu, infatti, la prima volta di Arianna Leone, Giuseppe Pascale, Isabella Lacatena, Giampiero Aquilino ed Emanuele Caputo. Anche nel settore tecnico ci fu un sostanziale rinnovamento: la scenografia, davvero bella ed efficace, fu opera di Antonella Di Bello e realizzata da Franco Giannuzzi, i costumi di Marcella Giannuzzi, le acconciature ed il trucco di Frontera Parrucchieri, l’assistenza alla regia di Titty Marzano. Fu un ulteriore approccio al teatro in lingua, con risultati davvero incoraggianti che registrammo strizzando gli occhi a futuri tentativi di guadagnare platee geograficamente più allargate rispetto a quelle che il teatro dialettale ci aveva imposto per ovvi motivi di intelligibilità.

Il 31 gennaio del 1999 la nostra Associazione assunse la denominazione di FILODRAMMATICA “CICCIO CLORI” per unanime volontà dei Soci. La scelta ci parve più che opportuna per ricordare non solo l’Amico, deceduto pochi mesi prima, ma anche il bravo attore e l’amatore appassionato di teatro che Ciccio era stato.

Avendo scelto ormai da tempo la strategia del “dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte”, nel tentativo di assecondare le diversificate preferenze del nostro pubblico, nel marzo del 1999 tornammo al dialetto portando in scena il vaudevilleLa Presidente” di Hennequin e Veber in un mio libero adattamento vernacolare al quale diedi il titolo di “Lustrini, paillettes e… ottoni!” Accanto agli attori ormai storici della nostra Compagnia teatrale recitarono per la prima volta Anita Festino, Maria Pascale (che di qui prese il via verso il teatro professionistico), Onofrio De Michele, Marilisa Manghisi, Luigi De Lucia, Simone Mordino e la bravissima Elvira Spartano che sarebbe poi diventata primadonna e protagonista del nostro teatro negli anni 2000. Il pubblico tributò applausi convinti ed a scena aperta allo spettacolo, e soprattutto alle gag costruite su misura per la collaudata coppia Carmela Andresini-Dino Lorizio e per l’ineffabile Franco Vinella.

Nell’intento, come detto sopra, di avere in repertorio sia commedie in dialetto che in italiano preparammo per dicembre dello stesso anno uno spettacolo in lingua che affidai al gruppo dei giovani ai quali, per la prima volta, si aggiunsero Paolo Morga e Giacomo Costante. “Ma per fortuna è una notte di luna” del contemporaneo Ermanno Carsana rappresentò per noi l’approccio ad un testo moderno, di una comicità nuova e, per certi versi, stravagante. Il Gruppo si cimentò in un mix di cabaret, di atmosfere da “nonsense”, di teatro “en travesti”, di personaggi affatto credibili mossi come burattini in avvenimenti scenici dai ritmi sostenuti e talora travolgenti. Ricordo ancora il clima di entusiasmo e divertimento che caratterizzò lo svolgimento delle prove; le reazioni del pubblico furono entusiastiche da parte di chi amava le novità e apprezzava il tentativo di uscire dagli schemi, un po’ più tiepide quelle di chi non faceva mistero, in ogni occasione, di apprezzare solo e solamente il dialetto.

In parallelo alla attività di produzione teatrale si continuava, sia pur saltuariamente, a tenere in vita l’attività formativa ritenuta momento fondamentale per la crescita tecnica e artistica degli attori della Filodrammatica, soprattutto quelli più giovani. Nel periodo di cui si sta trattando in questa puntata il Corso di recitazione e dizione ebbe come docente la Prof.ssa Paola Martelli, attrice professionista, diplomata in canto, Direttrice dei Corsi di Tecniche di recitazione teatrale e cinematografica organizzati dall’Istituto di Formazione Universicard di Bari con il riconoscimento della Regione Puglia ed il patrocinio del Teatro Manzoni di Milano.