Come si rapina una banca

Di Samy Fayad

Personaggi ed interpreti

AGOSTINO CAPECE DINO LORIZIO
REGINA, sua moglie CARMELA ANDRESINI
GASPARE, il padre TONIO LOGLISCI
TONINO, il figlio DOMENICO LANERA
LA VEDOVA ALTAVILLA MARGHERITA PALMISANO
GIULIANA, la figlia TINA GIANCOLA
UNA VOCE (MASTELLONE) RAFFAELE RAMIRRA
IL DIRETTORE della Banca FRANCO VINELLA

regia di Nico Manghisi

Scenografia: Coop “Il Cerchio” – LINO NACHIRA
Tecnici della scena
: R. RAMIRRA, T. NANNA
Costumi: MARIA LANZILOTTA
Trucco: CRISTINA DI MOLA
Acconciature: VINCENZO ANDRESINI
Organizzazione generale: P. SILVESTRI, C. DE BELLIS, T. CONTENTO

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cambiamento che da più parti, peraltro, ci veniva sollecitato: la scelta di un testo in lingua. Il tentativo, perché di questo si tratta, è anche una verifica di ciò che realmente hanno saputo produrre il nostro dilettantismo, le esperienze fin qui fatte, la voglia e la scoperta di stimoli nuovi, la curiosità di misurarci con situazioni e psicologie di personaggi non più strettamente locali come quelli affrontati finora.
Non potevamo, comunque, operare questa scelta se non con gradualità, ed infatti la pièce di SAMY FAYAD (autore contemporaneo di origine franco-algerina, dall’età di tre anni a Napoli dove lavora come giornalista della RAI) si pone a metà strada fra la commedia brillante e la commedia popolare di stampo partenopeo da cui sicuramente trae ispirazione. Il linguaggio, l’atmosfera
ed i temi ricorrenti quali la miseria, il vittimismo atavico, il desiderio di riscatto, collocano immediatamente Fazione in una città del Sud; caso, imbroglio ed intreccio mescolati a humour e divertissement sono gli elementi costitutivi della commedia, ove il dialogo procede per contatti rapidi, incontri e scontri fortuiti, assonanze ed analogie, lasciando però scaturire all’improvviso squarci di verità che illuminano un paesaggio dove la miseria ha lasciato i suoi segni dappertutto.
I personaggi, entrati in scena come creature ”un po’ toccate” diventano di carne, pieni di vita, forniti di orgoglio e dignità; sono e vivono nell’anticamera del mondo, ma battono alle sue porte per entrarvi da uomini. Essi non hanno fatto centro nella vita perché, come dice Agostino, non possiedono un metro da cento centimetri, ma ne hanno uno da novanta; sono quei dieci centimetri in meno a trattenerli ai margini di una società che non vuole neanche ammettere la loro insistenza a ”voler essere”. Ma quando tutto ad un tratto, inaspettatamente, Agostino Capece riesce a mettere le mani su un metro da cento centimetri…

nico manghisi