SERGIO NICOLO’ DE BELLIS (Castellana , 8 marzo 1898 – Milano, 21 dicembre 1946) del quale oggi ricorre l’anniversario di nascita, è stato un pittore molto conosciuto e importante nel panorama artistico dell’inizio ‘900. Si formò a Milano, alla Civica Scuola d’Arte del Castello Sforzesco intorno agli anni 1918-23. Nel capoluogo lombardo soggiornò per quasi tutto il resto della sua vita, pur tornando con regolarità nella natia Castellana, almeno una volta l’anno, nella stagione estiva. Il Suo processo creativo è passato attraverso tutti i principali generi, dai paesaggi alle nature morte, dai ritratti alle composizioni miste, alla ricerca di un proprio linguaggio espressivo. Per quanto riguarda i paesaggi possono essere distinti due filoni prevalenti, il lombardo e il pugliese.

Nel primo, con opere del periodo 1924-35, prevalgono le vedute urbane, soprattutto di Milano, con prospettive di piazze e strade della città, nel secondo troviamo le pitture del paesaggio pugliese nel territorio compreso fra Castellana, Conversano, la Selva di Fasano e la fascia costiera.


Una più ricercata attitudine alla sperimentazione, anche se talvolta timida e talvolta più convinta, caratterizzò un periodo che si esaurì intorno al 1935, quando nuove idee e più convinte soluzioni creative irruppero nella sua produzione. Fu il tempo delle suggestioni metafisiche e oniriche, il momento di maggiori prestiti dagli eletti Maestri Carrà, De Chirico, De Pisis. Gli anni 1935-43 furono senz’altro i più felici dal punto di vista artistico e i più densi di soddisfazioni professionali: gli acquisti della Galleria d’arte moderna e del Gabinetto dei disegni di Milano, due Biennali di Venezia (1936, 1940), due Premi Bergamo (1939, 1941), due Premi Puglia (1939, 1940) e due importanti personali milanesi (1938, 1941). Soggiornò a Castellana durante la guerra, e nel dicembre del 1945 tornò a Milano dove riprese la partecipazione ai concorsi e alle collettive, cercando di riallacciare i legami interrotti durante il periodo bellico. Il clima fervido e ottimistico di quegli anni si riflesse di conseguenza sulla sua ultima produzione, più che altro fatta di paesaggi e suggestioni suscitate dalla osservazione delle cose della natura.

La Trita del grano (Castellana Grotte, Quadreria Comunale) è l’esempio emblematico del fervore di colui che assurge all’arte attraverso un procedimento d’intensa, intima sublimazione dei sensi e della conoscenza della natura. Il dipinto fu esposto alla “Mostra del lavoro e del sacrificio”, allestita nelle sale del Castello Sforzesco nel febbraio 1946, e insignito del “Premio Galleria Italiana d’arte” per il tema del lavoro; fu l’ultimo riconoscimento della Sua carriera, prima della precoce scomparsa avvenuta nel dicembre dello stesso anno.
Dal 2005 l’intera collezione è visitabile nelle sale della Quadreria del Palazzo comunale di Castellana. Altre opere dell’Artista presenti in collezioni pubbliche sono a Milano, nelle Civiche Raccolte d’Arte e Gabinetto dei Disegni, presso il Museo della Permanente, e a Bari, presso la Pinacoteca Provinciale.

