di Eduardo De Filippo

personaggi ed interpreti
Rosetta moglie di CARMELA ANDRESINI
Luca Cupiello DINO LORIZIO
Franchino suo figlio MARIO LASORELLA
Pasquale suo fratello FRANCHINO MANGHISI
Teresa sua figlia CATERINA RAMIRRA
Nicolino suo genero NICOLA CARDONE
Olga la commara ROSITA FORNARO
Vituccio bottegaio LEO MUOLO
Luigi marito di Olga ANTONIO LAMANNA
Vittorio Posalaquaglia l’amante DAVID ROMANAZZI
Il Dottore LUCIANO MAGNO
Carmela l’infermiera IVANA SPINELLI
adattamento e regia di Nico Manghisi
Direttore di scena Luciano Magno
Scenografie Deni Bianco
Costumi Carmela Andresini
Organizzazione generale Direttivo Filodrammatica
Acconciature e trucco Frontiera parrucchieri
Servizi foto-video Pasquale Ladogana
Service Audio-Luci Marcello Di pace

Natale in casa Cupiello, quest’opera meravigliosa del grande Maestro scomparso ventuno anni fa, inaugurò l’attività del “Teatro Umoristico I De Filippo ” che vide riuniti insieme Eduardo, Peppino e Titina in un fecondo sodalizio che dal 1931 durò fino al 1944; ancora oggi, dopo tante rappresentazioni, la commedia presenta intatto il suo estro festoso, l’invenzione prorompente, l’osservazione arguta ed affettuosa venata di una indulgenza che non di rado s’increspa in commozione.
L’autentica, pudica poesia supera i confini dialettali e lascia intravedere quella partecipazione umana alla vita che porterà più tardi Eduardo al dramma, alle opere dell’impegno sociale che lo hanno consegnato alla storia del teatro, una storia senza fine perchè – come Lui diceva – “fino a quando ci sarà un solo filo d’erba sulla terra, ce ne sarà uno finto sul palcoscenico”
nico manghisi
“Questo mio lavoro ebbe la sua prima presentazione al Kursaal di Napoli il 25 dicembre 1931: allora non era che un atto unico, ed è tanto strana la sua storia che vale la pena di raccontarla.
L’anno seguente al Sannazaro, Teatro della stessa città, scrissi il primo atto, e diventò di due. Immaginate un autore che prima il secondo atto e, a distanza di un anno, il primo. Due anni fa scrissi il terzo, ma quest’ultimo non ebbi mai il coraggio di recitarlo a Napoli perché è pieno di amarezza dolorosa, ed è particolarmente commovente per me, che in realtà conobbi quella famiglia. Non si chiamava Cupiello, ma la conobbi.
E’ la definizione scolpita del carattere di quelle povere creature ai cui occhi il nostro sole fa risplendere persino le crude miserie della loro triste vita di tutti i giorni. Ed allora, per un bisogno istintivo di liberazione, vivono urtandosi, ferendosi a sangue, giungendo fino all’odio, perché il nostro sole ingigantisce anche la loro puerilità… ma si adorano, essi stessi non sanno quanto si adorano”.
Eduardo De Filippo, IL DRAMMA, n°240, Torino, 1936