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Intitolazione della Filodrammatica alla memoria di Ciccio Clori

PROPOSTA ALLA ASSEMBLEA DEL 31 GENNAIO 1999

Cari amici,

nella seduta odierna di questa Assemblea il Consiglio Direttivo Vi propone di ratificare la propria decisione di aggiungere ufficialmente nel logo della Filodrammatica il nome di Ciccio Clori, e quindi di intitolare al nostro caro Amico l’Associazione che lo vide fra i fondatori e fra i primi Dirigenti, in particolare fu un Tesoriere preciso e meticoloso ma soprattutto… parsimonioso!

Le motivazioni di tale proposta sono diverse, comincerò dalla più importante. Oltre che bravissimo attore dilettante, Francesco Trieste Clori è stato, secondo noi,  un filodrammatico nel senso più vero ed etimologico di questa parola; non un semplice cultore di teatro, bensì l’appassionato interprete con una adorazione per l’odore e la polvere dei legni del palcoscenico ed una voglia di recitare che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Della Sua attività di giovane teatrante ci dirà fra poco Pierino Piepoli. A noi, accanto al rimpianto per non averlo visto recitare in quel tempo, rimane la gioia del ricordo di qualche scenetta interpretata insieme a Carmela e Dino  in circostanze particolari, quali, ad esempio, le feste per gli anziani. Aveva un modo di interpretare altamente comunicativo, niente di studiato era nella naturale espressività del volto e dei gesti; i toni ed i coloriti della voce, qualche volta incerta nella emissione per effetto della veneranda senilità, avevano pur sempre un felice rapporto con il senso della battuta ed i sentimenti che essa voleva esprimere. Un talento naturale che si mescolava al sacro fuoco dell’amatore, proprio come avveniva per gli attori del passato, allorquando, non esistendo le scuole, né le botteghe o i laboratori teatrali, né le Accademie né, quindi, il professionismo, essi erano tali solo in virtù della propria innata istintività, e maturavano la propria formazione calcando la scena e consumando l’esperienza della ribalta in Compagnie filodrammatiche nate più per passione che per mestiere.

Desideriamo portare il nome di Ciccio ed onorarne la memoria nella nostra intestazione anche perché in tal modo potremo ancora sentire dentro di noi il calore della Sua presenza e la forza dei Suoi  incoraggiamenti. Quand’era in vita, infatti, non si stancò mai di sostenere le nostre fatiche,  i Suoi accorati incitamenti ci aiutarono a non mollare, soprattutto nei momenti in cui l’impegno si faceva tanto gravoso da far vacillare la nostra volontà. Vogliamo sperare che il ricordo di tutto questo e gli obblighi morali che oggi assumiamo nei Suoi confronti valgano a garantire lunga vita alla nostra Associazione per una attività che non solo dovrà continuare ma verosimilmente potrà conquistare vette più ambiziose, più qualificate e prestigiose. Ai più giovani della Filodrammatica, alla nuova linfa che da qualche anno sta alimentando l’organico del Gruppo teatrale,  ed ai quali lasceremo l’eredità delle nostre esperienze, consegniamo anche questo valore: l’esempio di Ciccio Clori. Se saremo capaci di trasmettere ad essi almeno la metà dell’entusiasmo che Lui ha trasmesso a noi, garantiremo durature certezze al futuro della nostra Associazione.

Un altro importante motivo è costituito dal fatto che i primi impulsi alle vicende che poi hanno portato alla fondazione del nostro Sodalizio partirono da Lui. Con una intuizione che a distanza di tempo si è rivelata felicissima per i risultati raggiunti dal nostro Gruppo, e soprattutto determinante per lo sviluppo delle attività teatrali, musicali e culturali nella nostra città, Egli tenacemente propugnò l’opportunità della nascita di un gruppo teatrale organico e stabile che riprendesse e si ricollegasse alle tradizioni ed alle esperienze di un passato di teatro popolare castellanese.

Mi piace ricordare a questo proposito che tanto tempo fa, credo intorno alla fine degli anni ’70, non riuscii a sottrarmi alle incessanti insistenze di Ciccio che voleva assolutamente mettere su uno spettacolo, cosa che a Castellana non si faceva più ormai da tempo, ed esattamente da quando si esaurì l’attività teatrale del Circolo Pivot durata quattro o cinque anni circa a partire dal 1969. Per inciso dirò che l’esperienza del GAD ENAL-PIVOT, così si chiamò quella prima Filodrammatica, diede l’occasione di ritornare sulla scena ad attori già sperimentati nel passato come Pierino Piepoli, Dino Lorizio, Antonietta Pascale ed il sottoscritto che nel ’72 si sperimentò anche nella prima regia, mentre segnò l’esordio per attori provetti come Michele Venerito, grande caratterista poi prematuramente scomparso, Tonio De Leonardis, Maristella Annese, Giacomino Rinaldi, Vanni Saponari, Luciano Magno e Marisa Clori. Questi ultimi due, recitando insieme ne “L’orso” di Cecov presero la parte talmente sul serio che…continuarono l’idillio anche nella vita!

Ma torniamo alle insistenze di Ciccio

Mi pregò di mettere in scena “Natale in casa Cupiello”. Era affascinato dall’idea di interpretare il personaggio di Luca, ma soprattutto di tornare sulla scena. Insistette a tal punto, usando magistralmente e con incredibile tenacia le armi della convinzione, da indurmi a mettere in cantiere la commedia. Aveva, ovviamente, qualche problema di memoria…ma mi diceva che, con l’aiuto di un buon suggeritore, sarebbe andato tutto liscio! Registrò l’intera Sua parte su una cassetta e mi confessò che l’ascoltava di notte e di giorno per impararla alla perfezione. Ma le sue condizioni di salute, era già reduce da un grave episodio infartuale, non consentirono la prosecuzione delle prove. I familiari, credo proprio Marisa, mi dissero che Ciccio non era affatto in grado di reggere quelle emozioni, che l’ansia lo andava prendendo troppo e ciò non poteva che nuocergli pericolosamente. Sospendemmo tutto suscitando in Lui risentimento e disappunto. E comunque non si arrese! Per qualche anno non perse occasione, incontrandomi per strada o venendomi a trovare a casa, per incitarmi a fondare quel benedetto gruppo teatrale cui teneva tanto e mettere in scena un lavoro. Ed alla fine mi convinse che, al di là del Suo personale desiderio di avere una particina di semplice comparsa, era venuto il tempo di tornare a far teatro a Castellana, in una maniera più ordinata e meno episodica rispetto al passato, insomma che vi erano tutte le condizioni per fondare una Compagnia stabile e programmare una attività continuativa e regolare.

Nel 1982 cominciarono le prove de “I nipoti del Sindaco” di Scarpetta. Gli affidai, per farlo contento, la piccola parte di Nafaruccio, il custode di un collegio di educande. Cominciammo le prove, ma anche stavolta per gli stessi motivi, e definitivamente, dovette desistere. Qualche mese dopo, nel marzo dell’83, fondammo la Filodrammatica e ne divenne quel Tesoriere di cui sopra, preciso, meticoloso e soprattutto… parsimonioso!

         Non riuscimmo quand’era in vita ad esaudire il Suo grande desiderio di un ruolo sulla scena, ma se in questo momento Egli ci stesse guardando, o fosse in mezzo a noi, sono sicuro che sarebbe felice del ruolo, definitivo e permanente,  che oggi Gli affidiamo e che, siamo sicuri, interpreterà alla Sua maniera, egregiamente!

Niente applausi finali, quindi, perché sulla Sua recita appena cominciata il sipario non dovrà mai calare. Applausi a scena aperta, quelli sì! All’Attore che mi par di vedere ormai calato nella parte, felice, un po’ emozionato, rosso in volto, con gli occhi umidi di gioia ma pur sempre velati da quella Sua accorata e sottesa malinconia, con quel Suo modo di sorridere che gli faceva arricciare il naso in una espressione che ci fu tanto cara e che porteremo sempre nel nostro cuore.

nico manghisi

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