di Achille Campanile

Interpreti
CARMELA ANDRESINI
DINO LORIZIO
MARIA SGOBBA
FRANCO VINELLA
ELVIRA SPARTANO
CLAUDIO PINTO
LEONARDO VOLPICELLA
ANITA FESTINO
ISABELLA LACATENA
MARIA PASCALE
GIUSEPPE PASCALE
FABIO NITTI
PAOLO MORGA
ARIANNA LEONE
TONIA CISTERNINO
regia di Nico Manghisi
Scenografia: DENI BIANCO
Costumi: IL GRUPPO
Arrangiamenti musicali: ANTONIO DI CARLO
Impianto luci e audio: LIGHT AND SOUND – NOCI
Assistente regia: ANITA FESTINO
Direttore di scena: TONIO NANNA
Acconciature e trucco: FRONTERA PARRUCCHIERI
Servizio fotografico: STUDIO FOTOGRAFICO LADOGANA
Organizzazione generale: TONIO CONTENTO
I due atti unici, con i quali la Filodrammatica si augura di incontrare e divertire nuovamente il suo pubblico, sono tratti da due romanzi di Achille Campanile: “La moglie ingenua, il marito maIato” e “ll povero Piero”.
La vena umoristica di questo eminente scrittore del ‘900, perla verità più noto come narratore che come drammaturgo, è
delle più raffinate ed intelligenti. Quando non sfociano nel paradosso, le situazioni create lo sfiorano continuamente, in un gioco divertito e divertente che si muove tra gli oggetti di una realtà interpretata in modo ironico e l’immaginario di una fantasia lasciata libera di spaziare, di svolazzare fra le umane ambasce e districarsi da esse in un tragicomico sorriso. Un sorriso, comunque, che
non ha nulla di gratuito né sa di superficiale ottimismo, ma si avverte carico di serena disillusione e di ironico distacco da tutto quello che occupa e riempie di preoccupazioni l’animo umano.
Nel primo lavoro l’infedeltà coniugale, tema di cui si è tanto abusato in teatro per far ridere, è lo spunto per una situazione
comica assolutamente nuova ed originale, trattata con estremo garbo, ma non per questo meno foriera di giocoso coinvolgimento e sicuro divertimento.
Nel secondo vengono raccontate le pene e le sofferenze riservate ad una vedova ed agli altri familiari non solo e non tanto
per la perdita del congiunto, quanto per il doversi sottoporre ai rituali (rigidi e a volte perfino grotteschi) procedimenti imposti
dalle tradizioni in tali luttuose circostanze. E qui il mio adattamento non ha potuto non tener conto delle “nostre” usanze popolari.
L’intento dell’Autore di tratteggiare con sapiente ironia un bozzetto familiare ed esorcizzare quanto di greve caratterizza una simile situazione, provoca, nell’adattamento, una dilatazione descrittiva ancora più consona al nostro ambiente sociale, al nostro sentire, al nostro modo di guardare a tali avvenimenti e soprattutto a quello che, dietro la facciata, si nasconde realmente
nell’animo di chi vive queste circostanze. insomma un tentativo di satira di costume che ci ha stimolato e che siamo ansiosi di
proporre.
La Compagnia, mai cosi numerosa, che agisce in queste due rappresentazioni comprende graditi ritorni, collaudate
riconferme e promettenti debutti. Il vernacolo, così “gettonato” e richiesto a gran voce dagli spettatori, risuonerà ancora una volta sul palcoscenico del “So.C.R.A.Te.”. La passione, la serietà dell’impegno, la voglia di divertire divertendosi e le emozioni sono quelle di sempre. Crediamo, allora, che ci siano tutti gli ingredienti per una serena e festosa serata di teatro vissuta e gustata insieme, dal palco alla platea. Gustata?…beh, questo ce lo direte dopo…
nico manghisi
