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da “Il Pivot” a “La Forbice”

Tutto quello che nasce va inquadrato in un momento storico, in una contingenza socio-culturale, perché esso è frutto e segno di fermenti condivisi e di comuni aspirazioni. L’anno 1968 è ormai passato alla storia come momento cruciale e punto di svolta radicale della situazione socio-politica-culturale non solo italiana. Soprattutto a livello giovanile, dove l’anelito di libertà e voglia di cambiamento si fece più vivo e più forte, le cronache di quel periodo parlavano spesso di violenti scontri sociali e raccontarono profondi mutamenti nel rapporto tra i giovani e la società, tra gli studenti e il sistema scuola. Tuttavia è conveniente ricordare che molti di essi, rifuggendo da posizioni di contestazione e contrasto estremistico, preferirono ricercare le vie della proposta pacifica e moderata piuttosto che radicarsi nella protesta a volte cieca ed improduttiva. In tale clima nacquero associazioni, circoli culturali, aggregazioni sociali che portarono a diversificazioni nel modo di essere e di vivere, a cambiamenti del gusto e dei costumi e a nuovi orientamenti in campo culturale e artistico. In quell’anno, per iniziativa di dodici giovani amici fu fondato a Castellana il Circolo “Pivot”, il quale, sia pure senza pretese di voler “cambiare il mondo” pure nasceva con il proposito di svolgere un ruolo di proposta sociale tesa a smuovere con nuove idee e progetti innovativi una sonnecchiante e soporosa situazione culturale di cui era affetto il tessuto sociale castellanese. Infatti ad eccezione del cinema, almeno quello, non vi erano altre espressioni di carattere culturale che venissero coltivate. Il teatro, la danza, la musica, la poesia, le mostre di pittura ed altre attività culturali furono obbiettivi centrati dal Pivot negli anni successivi e che ebbero poi continuità e sviluppo nel tempo.

Le pubblicazioni de “La Forbice”, la rivista fondata da Pierino Piepoli nel 1975, furono precedute e dettero continuità ad un periodico edito dal detto Circolo Pivot, affidato alla mia responsabilità, che volle essere la “voce” del sodalizio ed il tentativo di stabilire un contatto relazionale con l’ambiente cittadino. Gli argomenti trattati erano di varia natura con particolare rilievo a temi di carattere sociale, economico e culturale. Si volle parlare anche di politica locale senza tentazione alcuna di fare politica, cercando di dare ai lettori una informazione asettica e mai partigiana, ospitando confronti su idee, programmi e visioni differenti, e trattando vicende e problematiche di comune interesse. Non di rado venivano intervistati gli Amministratori dell’epoca per un aggiornamento non solo su quanto dagli stessi realizzato ma anche su quanto in cantiere in relazione alle attività programmate; ad essi venivano posti quesiti e lamentele dei lettori e richiesti chiarimenti su determinati atti amministrativi. La periodicità non fu rispettata, non lo consentiva la “borsa” del Circolo mai piena a sufficienza. Anche la registrazione presso il Tribunale, che comportava dei costi, era continuamente rimandata sine die, motivo per il quale ad ogni numero fu dato un nome diverso. Il primo, quello riportato in foto, fu semplicemente “Il Pivot” e poi, giocando un po’ goliardicamente sul significato del termine francese, vennero fuori “Il Chiodo”, “Il Perno”, “U Cendr” perfino “A Semenzedd” e così via. Stampare in tipografia? Neanche a pensarci. Costi elevati, fuori portata. E allora si andava giù alle Scuole Elementari “Giacomo Tauro” dove, a seguito di magnanimi consensi delle competenti Autorità, ci fu permesso di stampare con il Ciclostile in dotazione alla Scuola. Si trattava di un sistema meccanico, oggi ormai obsoleto, per produrre manualmente stampe in piccola tiratura a costi estremamente contenuti e consisteva nel trasferimento dell’inchiostro sulla carta attraverso una maschera sagomata detta “matrice” sulla quale era stato a sua volta trasferito, con una macchina da scrivere, il testo da stampare. Le operazioni non erano complicate, avremmo potuto fare tutto da soli, ma il Direttore scolastico dell’epoca preferì non affidarsi ciecamente alla, ritenuta dubbia, accuratezza di noialtri, e dispose che la macchina sarebbe stata utilizzata solo dal bidello Pietro Dalena (nella foto con in braccio Sua figlia). Un personaggio! Che va ricordato, di cui bisognerà parlare, sia pure in altra sede ed in altro contesto. Una voce tonante che riempiva di echi i corridoi della scuola, una espressione del viso raramente sorridente, un atteggiamento apparentemente rude, insomma un duro. Ma dentro… un cuore immensamente grande, tutto d’oro.  Non vi è uno scolaro, o un Maestro di quel tempo, che non Lo ricordi con grande affetto.

Ovvio che la provvisorietà, la modestissima veste editoriale, la mancanza di foto ed illustrazioni, una conseguente insufficiente attrattività, le complesse procedure di produzione e la limitata tiratura non poterono garantire buona salute e sopravvivenza ad un periodico la cui esistenza era, comunque, legata anche alle vicende gestionali ed agli avvicendamenti dirigenziali del Circolo. Si concluse pertanto quella esperienza, ma Chi ne aveva retto le sorti negli ultimi anni, cioè Pierino Piepoli, con coraggio, abnegazione, competenza coniugata ad un poderoso bagaglio culturale, sorretto dalla ferrea volontà di continuare un percorso iniziato e che non doveva interrompersi, fondò “La Forbice”, una testata che ancora oggi, grazie alla tenacia di Suo figlio Antonino, è fonte di informazioni storiche, è scrigno di cultura e tradizioni locali, è punto di incontro e diffusione di espressioni artistiche locali.  Ed in ciò si pone nel solco tracciato in passato da altre pubblicazioni castellanesi tra le quali va ricordato “L’Olmo” fondato da Nicola De Bellis.  Un’altra rivista che qui conviene ricordare fu “L’Alabastro”, fondato e diretto dal salentino Pierino Greco, che ebbe un taglio quasi del tutto orientato sugli aspetti e le problematiche turistiche pugliesi ed in particolare della nostra cittadina. 

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